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Era opinione universale che Taboni –audace, cocciuto, intrattabile, innanzitutto ingombrante– fosse un intralcio fuori dal normale, un tipo fastidioso di cui si poteva e si doveva fare a meno. Soprattutto da quando si era messo a fare l'investigatore. La vicenda in qualche modo "locale" dell'architetto Taboni del comune di T., che all'inizio potrebbe far pensare a un rigurgito di provincialismo bozzettistico, lascia invece il passo a una tragicommedia umana di dimensione assoluta, capace di inquadrare la nostra società ottusa e opportunista –quando non malavitosa– in maniera impeccabile. Le figure dei personaggi sono tratteggiate in maniera sicura, con eleganza e ironia, con abilità narrativa che riesce a far scorrere tutto il tessuto della storia come in un palcoscenico nazional-popolare di livello originale. La novità risiede nell'ottica grottesca con cui l'autore ha scelto di dirimere le questioni narrate, con un occhio a Camilleri ma anche alla grande tradizione dei narratori siciliani che lo hanno preceduto.
Giuseppe Mongiovì è nato a Santa Elisabetta (Ag). Vive a Grugliasco (To). Si è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne all'università di Palermo. Insegna lingua e letteratura francese a Venaria presso il Liceo scientifico F. Juvarra. In precedenza ha pubblicato i romanzi Il cielo delle meduse (2000) e L'Eden di Edda (2004). |