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“La terra è un buon investimento: non se ne produce più”. Questa è una battuta dell’umorista Will Rogers, leitmotiv del presente saggio. Mario De Gaspari, ex sindaco, sa perfettamente che il suolo, il territorio che costituisce l’habitat di una comunità, è il suo bene più prezioso, proprio perché, a differenza di un manufatto che può essere riprodotto ad infinitum, ha limiti fisici oggettivi e, una volta usato, è perduto e, a meno di far implodere gli ecomostri che lo deturpano, consumato irrimediabilmente. Questo saggio è, dunque, un atto d’accusa, teso a mettere in evidenza la commistione, non certo virtuosa, tra amministratori e imprenditori, che usano la terra che circonda la città non tanto per il bene comune, quanto per compiere operazioni immobiliari dalla valenza quasi esclusivamente finanziaria, e anche un j’accuse che vuole mostrare come le concezioni liberiste presentino spesso un sottoprodotto inquietante: la libertà di saccheggio. |